Trespass Journal

SqEK Meeting – 4giorni – SpaziSociali – Catania

SQEK EUROPEAN MEETING 14-17 JUNE
▶ 4 GIORNI SPAZI SOCIALI CATANIA ◀

Seminari, mostre, dibattiti, cene e concerti negli Spazi Sociali di Catania, che ospiteranno “Sqek”, il meeting che riunisce da tutta Europa ricercatori e ricercatrici di Movimenti Sociali,occupazioni e lotte sociali presenti e passate.
Quattro giornate con momenti imperdibili e ospiti d’eccezione.

▼Scopri in basso il programma e come partecipare.▼

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Che ne sarà di noi

 

Che ne sarà di noi

 

Giulia Tarquini

 

E se adottassi la prospettiva della moglie dell’uomo investito dalla polizia?

 

Un’identità fittizia per descrivere da dentro, ma con occhio esterno, il campo di Idomeni.

 

 

Che ne sarà di noi?

 

Sono sola. Mio marito è morto in questo limbo infernale. E’ da non crederci dopo tutto quello che abbiamo vissuto! Sopravvivere alle bombe della guerra, a quel mare in tempesta e trovare la morte qui! Investito da una camionetta. Assurdo. Tanto assurdo che sento il bisogno di raccontare il nostro destino, quello che ho vissuto, quello che vivo.

 

Il mio nome non importa, sono una tra le tante storie che camminano a Idomeni. Sono bloccata qui da due mesi e mezzo, come quasi tutti. Le mie giornate scorrono tra vento e fango, tra odori di plastica bruciata e sigarette, scandite dalle interminabili file per un pasto, un vestito, una tenda, una visita medica. Condividono questa sorte con me circa diecimila persone, il quaranta per cento bambini; siamo per la maggior parte siriani ma ci sono anche afghani, iraqeni, pakistani e un pugno di marocchini. Tutti abbiamo venduto ogni cosa che avevamo per inseguire il “sogno europeo”; abbiamo lasciato indietro i nostri cari, la guerra e le bombe per ritrovarci qui. Bloccati da due mesi e mezzo in questo limbo infernale dove vita e morte si intrecciano costantemente.

 

Doveva morire proprio qui mio marito?! Me lo chiedo ogni giorno, ogni notte che passo sola in questa tenda fredda che sembra stia per volare via ad ogni folata di vento, che si allaga per le continue piogge, che scoppia di calore al primo sole.

 

La vita non è più vita per noi pedine, numeri, massa informe. Siamo persone! Ognuna con una storia propria e diversa nella sua tragicità.

 

Mi hanno rubato tutto qui: mio marito, l’amore, la vita e anche tutto quello che mi era rimasto di materiale come soldi e cellulare, unico contatto con il mondo esterno dal campo di Idomeni. Non ho neanche i documenti! Quelli me li hanno rubati in Turchia, non voglio tornare lì da quei fascisti, voglio andare verso est, voglio andare in Germania, voglio inseguire il sogno di un futuro per i miei bambini!

 

E’ per questo che rimango qui, lungo le frontiere, aspettando che le aprano di nuovo; è per i miei figli che sto pensando di mettermi in marcia di notte nel bosco e provare a passare illegalmente. Ma i miei bambini sono piccoli e ho paura di intraprendere un viaggio tanto pericoloso; tremo al pensiero della polizia macedone, violenta e minacciosa, che rimanda indietro chi ce l’aveva fatta, seppure per poche ore o pochi giorni.

 

Cosa ci faccio qui?! Ho paura ad andare nei campi militarizzati che stanno aprendo! Lì sparirò ingoiata senza che nessuno sappia più neanche della mia esistenza, senza più neanche la risonanza mediatica sarà come se non esistessi più.

 

Non voglio finire nell’oblio come quelle famiglie sparite con quel sedicente medico! I miei bambini non andranno ad ingrossare il mercato nero degli organi!

 

Non mi muovo da qui! Non lo vorrebbe neanche mio marito!

 

Sto pensando di passare illegalmente in Albania. Mi hanno detto che ci sono persone che posso pagare (ma con quel poco che mi è rimasto come potrei pagarli?!) per passare tra i monti e seguire rotte illegali verso est.. Non mi possono rispedire in Siria tra le bombe! E’ tutto così nebuloso che nell’indecisione resto qui. Ho paura per me e i miei figli. Che ne sarà di noi?

 

Ho bisogno di informazioni, sono isolata dal mondo; non ho mai visto nessuno del governo greco, solo la polizia. Quella stessa che ha investito mio marito e l’ha ucciso. Dov’è oggi quel poliziotto che guidava in retromarcia quel furgone sulla strada principale del campo, sempre piena di persone? Dov’è lo stato greco? Dov’è l’Europa? Sembra sia solo capace di deportarci in piccoli centri sparsi tra le montagne dove le nostre tracce spariranno, dove i giornalisti non possono entrare, dove nessuno potrebbe mai ascoltare la mia voce.

 

Ho già provato tante volte a seguire la procedura della richiesta d’asilo. Ho fatto la “skype call” ma non risponde mai nessuno! In teoria possiamo farlo solo dal campo, dove nessuna autorità o organizzazione formale ha provveduto a installare una connessione Wi-fi. L’ha fatto solo un gruppo di attivisti indipendenti che ha creato una postazione internet e un punto informativo all’interno del campo. Senza di loro non avrei neanche potuto provare a chiamare. Abbiamo un’ora a settimana per ogni nazionalità per prendere l’ appuntamento per fare la richiesta d’asilo. A chi è riuscito l’hanno dato dopo un mese, un mese e mezzo…

 

Nel frattempo continuiamo ad aspettare qui, nel limbo infernale, privi di autonomia, dipendenti per qualunque cosa.

 

Siamo (non)persone rinchiuse in un (non)luogo di controllo e isolamento.

 

E passato l’inverno arriverà l’estate a Idomeni, arriverà il caldo insopportabile; i serpenti già ci sono, tra poco compariranno le malattie e la sete.

 

Che ne sarà di noi?

 

Ho paura.

 

[Polonia] Chiamata in appoggio alla liberazione sotto cauzione per i 3 anarchici

Nel maggio del 2016 3 alcunx nostrx compagnx e amicx furono arrestatx a Varsavia. Furono accusatx del tentativo d’incendio di una macchina della polizia. Furono picchiatx, torturatx e rinchiusx in celle d’isolamento, dove passarono più di tre mesi.

Oggi, in una visita giuridica a riguardo del prolungamento della detenzione dei 3 anarchici di Varsavia, hanno preso la decisione di liberarli sotto cauzione. Si definì la cauzione di 20.000 PLN (4600 euro) per ognuno dei detenuti. Se il denaro non si verserà nell’arco di una settimana, i detenuti rimarranno in prigione.

60.000 PLN (13.800 euro) è una fortuna per i familiari e gli amici degli arrestati. Raccogliere tutto questo denaro in una settimana sembra praticamente impossibile. Se puoi, appoggia economicamente o diffondi questa chiamata: ogni euro ci avvicina a liberarli dalla prigione.

Liberarli dalla prigione, significherebbe per loro la fine delle torture diarie che soffrono da più di tre mesi. Non possiamo permettere che questa opportunità ci sfugga dalle mani!

Per donare:

Account Holder: VpKK e.V.
IBAN: DE 4085 0205 0000 0361 5700
BIC: BFSWDE33DRE
Bank für Sozialwirtschaft
Nota: Donation ABC Warsaw \ ACK Warszawa

IMPORTANTE: Non dimenticare di mettere la Nota: “Donation ABC Warsaw” (Donazione per la Croce Nera Anarchica Varsavia). Senza questa nota non sapremo che la donazione è specificamente per i 3 anarchici di Varsavia.

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[Banc Expropiat] [BCN] Minaccia di sgombero 2016

Minaccia di sgombero 2016

Campagna internazionale contro lo sgombero del Banc Expropiat.

[Mandateci le vostre foto solidàrie a elbanc [at] riseup [dot] net o via twitter @Banc_expropiat #defensemElBanc]
Il BANC EXPROPIAT, come dice il suo nome in catalano, è un’ex sede bancaria che è stata espropriata, occupata nel quartiere barcellonese di Gràcia.

Da più di 4 anni funziona come centro sociale aperto ogni pomeriggio, offrendo svariate attività per il quartiere come corsi di lingua, laboratorio di cucito e assemblee autogestite intorno alle prime necessità come la rete di alimenti (xarxa d’aliments) o il gruppo per la casa (Oficina d’habitatge).
L’orizzontalità, l’anticapitalismo e il mutuo soccorso sono i fili conduttori del progetto.

Sono stati diversi i tentativi della propietà di recuperare il suo locale, già nel 2013 ci provò Catalunya Caixa, ma una forte ed estesa campagna contro questa banca riuscí a fermare almeno temporalmente il processo. Nel 2014 la proprietà cambió di mano e passò all’imprenditore Manuel Bravo Solano, conosciuto speculatore del settore immobiliario. La sentenza di sgombero arrivó nell’ottobre 2014 fissando come data per sfrattarci alla forza nel novembre 2014.

Fin dall’inizio abbiamo dichiarato la nostra intenzione di rimanere a difendere il Banc, di resistere. L’appello alla solidarietà arrivó a decine di quartieri e cittadine catalane che convocarono altrettante concentrazioni in caso di sgombero. Organizzammo la resistenza trasversalmente alle diverse sensibilità che partecipano nel progetto, ogni tattica é valida come dice il lemma : ” Amb caputxa o sense el banc es defensa” (con o sensa capuccio il Banc si difende.)
La sentenza si amplió fino a febbraio 2015 e la polizia non venne. Perché?

Non tardammo troppo a sapere che in vista dell’elezioni municipali e proviciali previste l’anno scorso, la circoscrizione di Gràcia (CiU in quel momento) decise di pagare l’affitto durante un anno (5000 euro/mese !) per il Banc Expropiat per evitare il conflitto in strada che poteva generare lo sgombero e la consequente perdita di voti.
L’indole del Banc sempre è stata indipendente da partiti politici e istituzioni e vogliamo rimanere fedeli a questo principio. Perció abbiamo ribadito che non vogliamo che nessuna amministrazione ci sponsorizzi, ne possiamo accettare che la proprietà ne tragga profitto.

Pochi mesi fa ci é arrivata la notizia che lo sgombero è di nuovo attivo con data aperta, L polizia antisommossa può attuare in qualsiasi momento e ancora una volta la nostra intenzione è restistere.

Abbiamo bisogno del vostro appoggio e della vostra diffusione!

Inviate le vostre iniziative solidarie a elbanc [at] riseup [dot] net

o via Twitter @banc_expropiat   hashtag: #DefensemElBanc

La solidarietà è la nostra migliore arma !
Difendiamo i centri sociali occupati e autogestiti!

Difendiamo il Banc Expropiat, resisteremo!

video sottotitolati: Il Banc Expropiat è di chi l’utilizza: https://vimeo.com/99287343
il Banc è mutuo soccorso: https://vimeo.com/99981374
il Banc Expropiat siamo noi https://vimeo.com/100991316

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